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Strumenti e misure

Valigia strumenti aperta su un banco: termocamera, distanziometro laser, calibro digitale, fessurimetro e inclinometro, una mano legge il calibro
Ogni misura porta con sé lo strumento, la taratura e le condizioni d'uso: senza, resta una stima.

In ingegneria forense una misura è un dato ottenuto con uno strumento di cui si conoscono il principio di funzionamento, lo stato di taratura, le condizioni d'uso e l'incertezza; il tag «Strumenti e misure» raccoglie gli approfondimenti in cui il ragionamento tecnico parte da grandezze misurate, non da impressioni. Una distanza letta su una nuvola di punti, una temperatura superficiale rilevata con la termocamera, la lunghezza di una traccia di frenata, l'apertura di una fessura: ognuna di queste quantità entra in una relazione solo se qualcuno può dire come è stata ottenuta e quanto è affidabile.

Per uno studio legale la differenza è concreta. Una relazione avversaria che descrive un danno con aggettivi («esteso», «grave», «evidente») si contesta con difficoltà, perché non offre un appiglio verificabile; una relazione che riporta misure, strumenti e condizioni di rilievo si può invece controllare punto per punto, sia per confermarla sia per smontarla. Per un'impresa o una compagnia di assicurazione la misura è ciò che trasforma una contestazione generica in una quantità: quanto è deformato un elemento, quanto era veloce un veicolo, quanto si è spostata una struttura nel tempo. Senza numeri tracciabili la discussione resta sulle opinioni.

Il metodo di Ingegneria Forense TOP tratta ogni misura come un'evidenza da qualificare prima di usarla. Si registra chi ha misurato, con che cosa, quando e in quali condizioni; si dichiara l'incertezza dello strumento e quella introdotta dal modo in cui è stato impiegato; si distingue la grandezza letta direttamente dalla grandezza ricavata con un calcolo, che eredita le incertezze di tutti i dati di partenza. Solo a questo punto le misure alimentano le ipotesi, che vengono verificate contro le altre evidenze e restituite con un grado di certezza esplicito: accertato, probabile, compatibile, non determinabile. Il claim «Tecnica per Ottenere Prove» significa esattamente questo: la prova è il risultato dell'analisi delle evidenze, e una misura non documentata non è ancora un'evidenza.

Lo studio dichiara competenze certificate in termografia e nel pilotaggio di droni per il rilievo fotogrammetrico; per le altre tecniche trattate negli articoli, come il rilievo con laser scanner tridimensionale (3D), il punto di vista è quello di chi deve valutare un rilievo eseguito da un operatore qualificato con strumentazione idonea, non di chi lo esegue. La distinzione è dichiarata perché la prima verifica di una misura riguarda proprio chi l'ha prodotta.

Gli articoli raccolti qui si leggono in sequenza. L'approfondimento sulla preservazione delle evidenze dopo un sinistro spiega quali misure vanno fissate nelle prime ore, prima che lo stato dei luoghi cambi. Quello sulla ricostruzione cinematica degli incidenti stradali mostra come dalle tracce misurate si arrivi a velocità, tempi e spazi, e quanto incida un coefficiente assunto invece che misurato. L'articolo sul rilievo con laser scanner 3D descrive che cosa produce la tecnica e quali domande porre a chi consegna una nuvola di punti: precisione, risoluzione, registrazione. In ogni caso la domanda di fondo è la stessa: questa misura reggerebbe se qualcuno la ripetesse?

Approfondimenti su Strumenti e misure

Strumenti e misure

Domande frequenti

Che differenza c'è, in una relazione tecnica, tra una misura e una stima?

Una misura è il risultato della lettura di uno strumento su una grandezza fisica, con un'incertezza che dipende dallo strumento e dal modo in cui è stato usato. Una stima è un valore assunto o ricavato per via indiretta, da tabelle, esperienza o analogia, quando la grandezza non è stata o non poteva essere misurata. Entrambe sono legittime, purché la relazione dichiari quale delle due sta usando: una velocità calcolata da una traccia misurata e da un coefficiente stimato eredita l'incertezza di entrambi. Il problema nasce quando una stima è presentata con la precisione di una misura: il lettore non può più valutare quanto la conclusione sia solida.

Che cos'è l'incertezza di misura e perché una relazione dovrebbe dichiararla?

È l'intervallo entro cui il valore vero si colloca con ragionevole confidenza, dato lo strumento, la procedura e le condizioni di rilievo. Nessuna misura è un numero esatto: una lunghezza letta su una nuvola di punti, una temperatura superficiale, l'apertura di una fessura hanno tutte un margine. Dichiararlo serve a due cose: permette di capire se una differenza fra due valori è reale o rientra nel margine, ed evita che una conclusione poggi su una precisione che lo strumento non aveva. Una relazione che riporta misure senza incertezza non è necessariamente sbagliata, ma non consente di verificarla, e in contraddittorio è una debolezza che una parte attenta fa emergere.

Lo strumento deve essere tarato o certificato perché la misura sia utilizzabile?

La taratura documentata è la condizione che rende credibile una misura, non una formalità: dice che lo strumento, alla data del rilievo, leggeva valori coerenti con un riferimento noto. Se manca, la misura non è automaticamente inutilizzabile, ma chi la contesta ha un argomento semplice e chi la usa deve dimostrare altrimenti che lo strumento funzionava, per esempio con misure di controllo su grandezze note. Prima di usare un dato prodotto da altri si chiedono quindi strumento, certificato di taratura e condizioni d'uso. Ingegneria Forense TOP dichiara certificazioni in termografia e nel pilotaggio di droni per riprese aeree e rilievi; per ogni altra tecnica applica lo stesso criterio: strumento, taratura e condizioni d'uso documentati.

Una misura fatta oggi può dire com'era la situazione al momento del fatto?

Solo in parte, e la relazione deve dire quale. Alcune grandezze sono stabili nel tempo: la geometria di una strada, le pendenze, le dimensioni di un elemento strutturale, le distanze fra punti fissi. Altre cambiano: l'apertura di una fessura, l'umidità di una muratura, le tracce su un fondo stradale, lo stato di un componente che è stato riparato. Una misura attuale documenta lo stato attuale; per risalire a quello del momento del fatto servono evidenze datate di allora, fotografie con riferimenti, dati registrati, oppure un ragionamento esplicito sull'evoluzione nel tempo, con la sua incertezza. Il consulente distingue le une dalle altre invece di presentare tutto come contemporaneo all'evento.

Quali domande può porre un avvocato su una misura riportata in una consulenza d'ufficio o in una perizia avversaria?

Cinque, che non richiedono competenze strumentali. Chi ha misurato e con quale strumento. Quando e in quali condizioni, con riferimento a punti fissi o a elementi che potevano essere spostati. Qual è l'incertezza dichiarata e, se non è dichiarata, perché. La grandezza è stata letta direttamente o ricavata con un calcolo, e in questo caso da quali dati di partenza. I dati grezzi sono disponibili per una verifica indipendente. Le risposte permettono al consulente di parte di formulare osservazioni puntuali, invece di una critica generica, e al difensore di decidere se il punto merita di essere sollevato. Una misura che risponde a tutte e cinque si contesta solo nel merito.

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