Un vizio costruttivo è una difformità tra l'opera come è stata realizzata e ciò che era dovuto per progetto, contratto, norme tecniche e regola dell'arte, tale da comprometterne la funzione, la durata o la sicurezza. Il tag «Vizi costruttivi» raccoglie gli approfondimenti che trattano il percorso tecnico dalla manifestazione osservata (una fessura, un'infiltrazione, un distacco, un pavimento che si solleva) alla causa che l'ha prodotta, e da questa alla sfera in cui la causa ricade: progetto, materiali, esecuzione, uso o manutenzione.
Per uno studio legale il tema è frequente e ingannevole: frequente perché l'edilizia produce contenziosi tra committenti, imprese, progettisti, direttori dei lavori, venditori e condomìni; ingannevole perché la manifestazione visibile raramente coincide con la causa. La stessa macchia di umidità può derivare da una membrana posata male, da un materiale non idoneo all'esposizione, da un uso dell'immobile che nessuno aveva previsto. Il codice civile distingue le garanzie per difformità e vizi nell'appalto da quelle nella vendita e prevede una responsabilità specifica per i gravi difetti degli immobili: quale categoria si applichi lo valuta il difensore; la premessa tecnica, cioè dove sta la causa, è il lavoro del consulente. Per un'impresa la posta è simmetrica: dimostrare che il difetto non nasce dall'esecuzione richiede lo stesso rigore che serve alla controparte per sostenere il contrario.
La diagnosi, nel metodo dello studio, procede in tre passaggi. Prima si documenta la manifestazione con rilievi ripetibili: dove, quanto, da quando, con quale andamento nel tempo, con fotografie a riferimento metrico e misure strumentali. Poi si ricostruisce il meccanismo fisico che la produce, ritiro, assestamento, condensa, percolazione, corrosione, perché ogni meccanismo lascia tracce diverse. Infine si risale alla causa confrontando il costruito con il dovuto, e si dichiara per ogni passaggio che cosa è accertato, che cosa è inferito e che cosa resta aperto. Un documento di cantiere mancante è un limite dell'analisi, non un vuoto da riempire con un'ipotesi comoda. Ingegneria Forense TOP, Tecnica per Ottenere Prove, applica questa sequenza anche quando la lettura che ne esce non coincide con la tesi di chi ha conferito l'incarico: le prove derivano dall'analisi delle evidenze, non dall'esito atteso. La diagnosi dei vizi costruttivi e delle patologie edilizie è seguita dall'Arch. Paola Segattini, architetto forense.
I due articoli del tag si completano. L'approfondimento su vizi e difetti costruttivi è il pilastro: definisce i termini, elenca le evidenze di campo e documentali da raccogliere e mostra come si costruisce e si difende una diagnosi tecnica, comprese le ipotesi causali alternative. L'articolo sul direttore dei lavori inadempiente e i vizi dell'appalto non ripete la diagnosi, ma la porta un passo oltre: una volta stabilita la causa, chi doveva evitarla, e con quali documenti (giornale dei lavori, ordini di servizio, verbali, saggi) si dimostra che la vigilanza è mancata. Nel primo si trova il metodo, nel secondo la catena delle responsabilità tecniche.
Il tag confina con «Appalto e direzione lavori», che guarda gli stessi fatti dal lato dei ruoli contrattuali, e con «Evidenze e rilievi», dove stanno i criteri generali per fissare lo stato dei luoghi prima che le riparazioni lo cancellino.