Cause di un incendio in uno stabilimento: l'indagine tecnica

Approfondimento · 13 settembre 2026

Capannone dopo un incendio: pattern di fuliggine a V sopra un quadro elettrico bruciato e attrezzatura per il rilievo
Capannone dopo un incendio: pattern di fuliggine a V sopra un quadro elettrico bruciato e attrezzatura per il rilievo

Le cause di un incendio in uno stabilimento industriale si accertano rispondendo a due domande, in quest'ordine: dove è iniziato il fuoco (l'origine) e perché è iniziato (la causa: fonte di innesco, primo materiale che ha preso fuoco e circostanza che li ha messi in contatto). Il metodo è quello dell'indagine scientifica: si conservano le evidenze prima che sgomberi e ripristini le cancellino, si leggono i pattern di combustione conoscendone i limiti, si formulano tutte le ipotesi plausibili e si verifica ciascuna contro i dati. La conclusione dichiara il proprio livello di certezza, e «causa indeterminata» è un esito legittimo. Chi sia responsabile è una terza domanda, che spetta al difensore.

Schema a due colonne: l'origine dell'incendio (dove) e la causa (perché), con le evidenze che servono a ciascuna
Schema a due colonne: l'origine dell'incendio (dove) e la causa (perché), con le evidenze che servono a ciascuna

Origine e causa: due domande distinte

Origine è il luogo in cui la combustione è cominciata: un'area e, quando le evidenze lo consentono, un punto. Causa è la combinazione di tre elementi: una fonte di innesco con energia sufficiente, un primo combustibile che quella fonte era in grado di accendere, e la circostanza (azione, omissione, guasto, condizione) che li ha portati a contatto. Responsabilità è una terza domanda: chi doveva evitare quella circostanza. Le prime due sono tecniche; la terza è del difensore, e il tecnico la prepara fornendo fatti verificabili.

L'ordine conta. La causa si cerca nell'area di origine: se un'ipotesi colloca l'innesco lontano da dove il fuoco è iniziato, una delle due conclusioni è sbagliata.

Il riferimento di uso comune per la fire investigation è la guida NFPA 921 (edizione 2024), che tratta origine e causa come applicazione del metodo scientifico (dati, ipotesi, verifica di ciascuna contro le evidenze) e, nell'edizione corrente, amplia le indicazioni sui bias dell'investigatore e sul grado di certezza delle conclusioni. Nella prassi internazionale di settore la causa viene poi classificata come accidentale, naturale, intenzionale o indeterminata. La guida non è cogente in Italia; è però un riferimento con cui una relazione può essere letta nel contraddittorio.

Le prime ore: che cosa si conserva e chi entra nell'area

Le regole generali e la checklist delle prime 24/48 ore sono nell'articolo sulla preservazione delle evidenze dopo un sinistro. Per un incendio industriale contano tre cose in più.

L'area interdetta e il registro degli accessi. L'area interessata va delimitata, non solo quella di massimo danno, e nessuno vi entra senza che sia annotato chi, quando e per fare cosa. Ogni quadro riarmato, ogni interruttore riposizionato, ogni macchina rimossa cancella un dato.

Il coordinamento fra i presenti. Vigili del Fuoco, perito dell'assicuratore, eventuale autorità giudiziaria, proprietà, ditte di bonifica: il sopralluogo congiunto, con verbale e fotografie condivise, evita che le evidenze siano contestate come raccolte da una sola parte.

I campioni di confronto. La ricerca di residui di liquidi infiammabili richiede anche campioni presi dove i materiali sono gli stessi ma il danno è minore; senza, un esito positivo può non distinguere un accelerante dai prodotti di combustione e pirolisi (dettagli più avanti).

Checklist: che cosa chiedere e far conservare

Sequenza delle prime ore dopo un incendio industriale: area interdetta, foto e video, mappa dei danni, campioni, verbale
Sequenza delle prime ore dopo un incendio industriale: area interdetta, foto e video, mappa dei danni, campioni, verbale

Lettura dei pattern di combustione e individuazione dell'area di origine

I pattern di combustione sono le tracce che fiamme, calore e fumo lasciano sulle superfici. La letteratura di settore ne descrive, fra gli altri: forme a V o a U su pareti e pilastri, che tendono ad allargarsi verso l'alto dal punto in cui un combustibile ha bruciato; profondità di carbonizzazione e calcinazione degli intonaci, che in genere crescono con l'esposizione termica; deformazione e fusione dei metalli; zone protette, dove un oggetto ha schermato la superficie; bruciature basse, che possono suggerire un combustibile a terra.

Letti insieme, aiutano a seguire il fuoco a ritroso verso il danno più antico. Ciascuno ha però limiti che la relazione deve dichiarare:

Per questo l'area di origine si determina incrociando i pattern con fonti indipendenti: sequenza degli allarmi dei rivelatori, ordine di attivazione degli sprinkler, fotogrammi delle telecamere, testimonianze, mappa dei punti di arco sui conduttori (arc mapping), sapendo che un punto di arco non coincide necessariamente con l'area di origine. Se le fonti convergono, l'origine può dirsi accertata con la confidenza dichiarata; se divergono, la relazione dice perché e con quale confidenza sceglie. Individuata l'area, si ricostruisce la sequenza: primo combustibile, fonte di innesco capace di accenderlo (una sigaretta non accende una lamiera; un arco elettrico può accendere una guaina), circostanza che li ha portati a contatto.

Ipotesi sulla causa: impianti elettrici, processi, macchine, materiali, azioni umane

Nell'area di origine si elencano le fonti di innesco e i combustibili presenti, poi si formulano le ipotesi. Uno schema pratico le raggruppa in cinque famiglie: impianto elettrico, processi (lavori a caldo, lavorazioni termiche), macchine (cuscinetti surriscaldati, olio idraulico su superfici calde, batterie dei carrelli), materiali (autocombustione, stoccaggi incompatibili), azioni umane.

Impianto elettrico. È l'ipotesi più facile da affermare e la più difficile da provare: un conduttore fuso nell'area di origine non dimostra che l'elettricità sia la causa, perché anche il fuoco può fondere i conduttori che attraversa. L'arc mapping aiuta a distinguere il guasto che ha causato l'incendio da quello che l'incendio ha causato: si localizzano i punti di arco sui circuiti e si confrontano con lo schema dell'impianto, lo stato delle protezioni e la sequenza temporale degli altri dati (un arco che interrompe un circuito può togliere tensione ai tratti a valle). Da solo, però, un punto di arco non prova né l'origine né la causa.

Azioni umane. Negligenza (una sigaretta, un riscaldatore acceso, un materiale accanto a una fonte di calore) e azione intenzionale. Sulla seconda il tecnico accerta o esclude gli elementi fisici elencati nella tabella; il codice penale prevede il delitto di incendio (art. 423 c.p.) e i delitti colposi di danno (art. 449 c.p.), ma la qualificazione spetta al difensore e al giudice.

Per ogni ipotesi si scrive quali evidenze ci si aspetterebbe se fosse vera e quali la escluderebbero (nesso causale tecnico). La tabella è uno schema di lavoro dello studio, non una classificazione normativa.

Ipotesi di causa Evidenze attese se l'ipotesi è vera Prove che la discriminano
Guasto elettrico Origine su quadro, connessione o linea; surriscaldamento precedente al fuoco; protezioni intervenute in modo coerente Arc mapping e schema dell'impianto; esame metallografico dei conduttori; stato degli interruttori
Processo o lavoro a caldo Origine sulla postazione; permesso per lavori a caldo presente o assente; scorie, schizzi Registri di turno e permessi; testimonianze incrociate con gli orari degli allarmi
Macchina Origine sull'organo surriscaldato o sulla perdita; olio bruciato; manutenzioni mancate Smontaggio e analisi del guasto; log del PLC; registro delle manutenzioni
Autocombustione o materiali Origine dentro il cumulo o il contenitore, con danno dall'interno verso l'esterno Schede di sicurezza; condizioni di stoccaggio; prove di laboratorio
Azione umana Negligenza: combustibile ordinario accanto a una fonte di calore, nessun guasto compatibile. Intenzionale: focolai indipendenti, liquidi infiammabili estranei all'ambiente, forzature, protezioni disattivate Testimonianze, telecamere, controllo accessi; analisi chimica con campioni di confronto; sequenza degli allarmi

Ventaglio delle ipotesi di causa di un incendio industriale: impianto elettrico, processo, macchina, materiale, azione umana
Ventaglio delle ipotesi di causa di un incendio industriale: impianto elettrico, processo, macchina, materiale, azione umana

Prove strumentali e di laboratorio

Residui di liquidi infiammabili. I campioni di detriti si prelevano dove un liquido si sarebbe raccolto (giunti del pavimento, sotto gli oggetti, alla base delle pareti), in contenitori a tenuta, etichettati con posizione, ora e operatore. In laboratorio l'analisi chimica dei residui, per la quale esiste un metodo standardizzato in gascromatografia con spettrometria di massa (ASTM E1618), identifica le famiglie di composti. Il limite: i materiali ordinari di un edificio, esposti al calore, producono composti di pirolisi e combustione che possono interferire con l'identificazione; servono campioni di confronto, e un residuo identificato non prova di per sé un'azione intenzionale.

Conduttori e componenti elettrici. Le perle di fusione su un conduttore possono derivare da un arco o dal calore del fuoco; l'esame metallografico può aiutare a distinguerle, non sempre con esito univoco. Il reperto si rimuove solo dopo aver rilevato la posizione e identificato il circuito. Per apparecchi e componenti recuperati si applica il percorso della failure analysis.

Rilievo della scena. Fotografie con riferimento metrico e mappa dei danni sulla planimetria, con riprese aeree o fotogrammetria da drone se la copertura è compromessa; ogni prelievo a verbale, con catena di custodia.

Scenario didattico: uno stabilimento dell'area milanese

Quello che segue è un esempio astratto, non un incarico dello studio: nessun nome, nessun luogo preciso, nessuna data.

Un capannone di lavorazione e stoccaggio nell'area milanese, con una zona di ricarica dei carrelli elevatori accanto a un quadro elettrico e, a pochi metri, una scaffalatura di imballaggi. Di notte, a stabilimento chiuso, la centrale di rivelazione segnala un allarme; i Vigili del Fuoco spengono. Al mattino restano un quadro bruciato, un caricabatterie irriconoscibile e una scaffalatura crollata.

Origine. Il danno più intenso e profondo è fra il quadro e la postazione di ricarica, con una forma a V sulla parete retrostante e le bruciature più basse alla base del caricabatterie; la scaffalatura è più danneggiata sul lato rivolto verso quella zona. Il primo rivelatore in allarme, a orologio verificato, è quello sopra la postazione di ricarica. Le fonti convergono: origine accertata con buona confidenza.

Ipotesi e verifica. Quattro fonti di innesco plausibili: il quadro, il caricabatterie con la batteria collegata, la linea fra i due, un cestino di stracci. L'arc mapping individua punti di arco sulla sola linea del caricabatterie, a valle della protezione dedicata. Il quadro mostra danni dall'esterno verso l'interno, compatibili con un'aggressione termica esterna, non con un guasto interno. Il cestino è in una zona protetta, con danno superficiale. L'analisi dei campioni, confrontati con quelli di riferimento, non rileva residui estranei all'ambiente.

Conclusione. Fra le quattro considerate, il guasto nel sistema di ricarica è l'unica ipotesi compatibile con tutte le evidenze; le altre tre sono escluse con evidenze dichiarate. Il livello di certezza è probabile, non certo: il componente è troppo danneggiato per stabilire se il guasto sia nato nel caricabatterie, nella batteria o nel collegamento. Quella distinzione, che interessa il difensore per la catena delle responsabilità, resta indeterminata: la relazione lo scrive e indica quale indagine potrebbe restringerla.

Dove le indagini sugli incendi falliscono

Gli errori ricorrono, e sono i primi che un consulente di parte cerca in una relazione avversaria.

Il rimedio è sempre lo stesso: tornare ai dati e verificare se il ragionamento regge, come descritto nell'articolo su come contestare una perizia tecnica avversaria.

Il consulente di parte tra vigili del fuoco, assicurazione e procedimento

I Vigili del Fuoco. Intervengono per spegnere e mettere in sicurezza; nell'esercizio delle attività istituzionali il personale che svolge compiti operativi esercita anche funzioni di polizia giudiziaria (D.Lgs. 139/2006, art. 6, comma 2). Il loro rapporto d'intervento descrive la situazione trovata all'arrivo, l'estensione dell'incendio e le operazioni svolte: fotografa la scena prima delle alterazioni successive, ma non è una perizia sulla causa; l'eventuale causa presunta è un'ipotesi da verificare. La documentazione di prevenzione incendi (se lo stabilimento rientra fra le attività soggette ai controlli secondo il D.P.R. 151/2011; progettazione eventualmente condotta secondo il Codice di prevenzione incendi, D.M. 3 agosto 2015) dice che cosa era dovuto: la relazione confronta il dovuto con il trovato, senza qualificarne le conseguenze.

L'assicurazione. La perizia incendio del capannone commissionata dall'assicuratore accerta origine, causa e danno per gli scopi della polizza: è un documento di parte e si verifica con lo stesso metodo di qualunque altra relazione.

Il procedimento. In sede penale i reperti possono essere sequestrati e gli accertamenti affidati a consulenti del pubblico ministero; in sede civile l'accertamento tecnico preventivo o la consulenza tecnica d'ufficio fissano lo stato dei fatti. In entrambi i casi il Consulente Tecnico di Parte partecipa alle operazioni, propone indagini e formula osservazioni su dati e metodo. Quali strumenti convengano è materia legale.

Ingegneria Forense TOP affronta questi casi con il Metodo TOP: evidenze prima della tesi, ipotesi alternative verificate, livello di certezza dichiarato. Fire investigation e prevenzione incendi sono competenze dichiarate del team (profilo dello studio), con sedi operative dichiarate a Ivrea, Torino e Milano: un riferimento anche per chi cerca un consulente tecnico per incendi a Milano. Per gli studi legali il supporto è descritto nella pagina sulla consulenza tecnica per studi legali.

Se hai un fascicolo con un incendio in uno stabilimento, puoi inviarci una sintesi del caso, la fase in cui si trova e i documenti disponibili: Sottoponi un caso.

Fonti e riferimenti

Domande frequenti

Qual è la differenza tra origine e causa di un incendio?

L'origine è il luogo dove il fuoco è iniziato; la causa è la combinazione di fonte di innesco, primo combustibile e circostanza che li ha messi in contatto. Le due domande vanno risolte in quest'ordine: senza un'origine attendibile la causa resta un'ipotesi. La responsabilità è una terza domanda, che spetta al difensore.

Il rapporto d'intervento dei Vigili del Fuoco stabilisce la causa dell'incendio?

Il rapporto documenta ciò che la squadra ha trovato e fatto: situazione all'arrivo, propagazione, operazioni di spegnimento e messa in sicurezza. È una fonte preziosa perché fotografa lo scenario prima delle alterazioni successive, ma non è una perizia sulla causa: va letto e confrontato con le evidenze fisiche, i dati degli impianti e i documenti dello stabilimento.

Che cosa sono i pattern di combustione e quanto sono affidabili?

Sono le tracce lasciate dal calore, dalle fiamme e dal fumo sulle superfici: forme a V, gradi di carbonizzazione, calcinazione degli intonaci, deformazioni dei metalli, zone protette. Indicano direzioni e intensità, ma ventilazione, carico d'incendio, flashover, spegnimento e crolli possono modificarli o crearne di nuovi. Da soli non bastano: vanno letti insieme ai dati temporali e alle prove di laboratorio.

Quanto tempo c'è prima che le evidenze di un incendio si perdano?

Pochi giorni. Sgomberi, bonifiche, ripristini dell'attività e agenti atmosferici cancellano le tracce; i reperti elettrici rimossi senza rilievo perdono il loro significato. L'area va interdetta, fotografata e mappata prima di qualsiasi intervento, in coordinamento con assicurazione e autorità. I dettagli operativi sono nell'articolo sulla preservazione delle evidenze.

La causa di un incendio può restare «indeterminata»?

Sì. Se le evidenze non permettono di escludere le ipotesi alternative, dichiararlo è l'esito corretto, e la prassi internazionale di settore lo ammette come esito legittimo dell'indagine. Una relazione che sceglie una causa senza avere confrontato le ipotesi è contestabile, qualunque sia la causa scelta.

A che cosa serve il consulente di parte se esiste già la perizia dell'assicurazione o la CTU?

Verifica dati, metodo e coerenza tra origine dichiarata, pattern letti e causa attribuita; controlla se le ipotesi alternative sono state considerate ed escluse con evidenze; formula osservazioni tecniche e, se servono, ulteriori indagini; assiste lo studio legale nella formulazione del quesito. Una perizia incendio per l'assicurazione ha uno scopo diverso da quello del contraddittorio e va letta con questo in mente.

Lo studio interviene su incendi in stabilimenti nell'area di Milano?

Sì: Ingegneria Forense TOP ha sedi operative dichiarate a Ivrea, Torino e Milano, e la fire investigation e la prevenzione incendi sono competenze dichiarate del team. Lo scenario descritto nell'articolo è un esempio didattico astratto, non un incarico reale dello studio.